
PERU e BOLIVIA 2001
VOLO
Andata partenza arrivo
03 08 01 AZ57 Milano 07.30 Londra 08.35
AA57 Londra 10.50 Miami 15.10
AA917 Miami 16.50 Lima 21.30
Ritorno
28 08 01 AA922 La Paz 06.55 Miami 15.45
AA56 Miami 19.45 Londra 09.15 del 29 08 01
29 08 01 BA566 Londra 13.50 Milano 16.35
03 08 01 venerdì
Siamo partiti da casa alle tre con Enrico e Laura che ci hanno accompagnato fino all’aeroporto di Milano Linate poi in tempi ragionevoli abbiamo sbrigato le formalità d’imbarco e ci hanno assicurato che i bagagli arriveranno direttamente a Lima. Sul volo per Londra c’è una franchigia di venti kg mentre su gli altri voli dell’American Airlines di 68 kg a biglietto. A Londra dobbiamo fare le carte d’imbarco per gli altri due voli. Londra: un casino d’aeroporto, molto simile a quello di Parigi. Forse c’è una zona per fumatori ma non abbiamo avuto il tempo di cercarla percui astinenza. Al ceek-in dell’America Airlines ci hanno controllato e ricontrollato per ben cinque volte.
Siamo arrivati a Miami con un forte temporale e l’atterraggio è stato emozionante con lampi e vuoti d’aria, il volo nel complesso è stato abbastanza veloce e l’aereo era confortevole con la televisione per ogni sedile. All’aeroporto di Miami ci hanno subito preso in consegna la polizia che ci ha condotto sull’aereo per Lima, forse non vogliono che circoli liberamente per l’aeroporto. Quando siamo saliti ci hanno tenuti per due ore in aereo per poi affermarci che c’era una turbina guasta e stavano riparandola, perciò ci hanno fatto scendere. In aeroporto siamo riusciti a fumare però fuori dove c’era un caldo umido da collasso. Siamo in sostanza usciti dove c’erano i taxi ed i bus per la città senza controlli sia all’uscita sia al rientro alla faccia della sicurezza. Ora alle 22.30 siamo sull’aereo che hanno sostituito ed abbiamo cinque ore di ritardo dovremmo arrivare a Lima domani alle quattro di mattina.
04 08 01 sabato – Lima
Siamo arrivati a Lima alle quattro del mattino; ai controlli tutto bene.In aeroporto abbiamo cambiato 100$ (100$=345ns 1ns=637£).
All’uscita non abbiamo visto il personaggio dell’hotel perciò abbiamo preso un taxi per 10$.Quando siamo arrivati all’hotel (hotel S.Antonio abate prenotato via internet) ci hanno affermato che all’aeroporto c’era la persona che ci aspettava.Dopo aver riposato nella mattinata abbiamo telefonato a casa (speso 6,20$).Alle 10 siamo andati a fare un giro per Lima a vedere il centro, i mercatini dell’artigianato e l’oceano Pacifico.Poi siamo tornati in hotel dove abbiamo preso un taxi per il terminal del bus diretto a Pisco.Un viaggio durato quattro ore in un bus locale costeggiando l’oceano e attraversando il deserto costiero, c’è costato 10ns a testa.Poi la sfortuna: mi hanno rubato la macchina fotografica.Sono stati abili, mi sono appisolato un attimo e loro sono riusciti a sfilarmela dal bagaglio.Mi rode parecchio!A Pisco alloggiamo all’hotel Belen per 50ns a camera doppia.Abbiamo mangiato in un locale dove cucinano alla brace e abbiamo speso 50ns in quattro.Poi abbiamo prenotato sia il tour alle isole Balestras per 35ns a testa, sia il biglietto del bus fino ad Arequipa 50ns a testa.

05-08-01 domenica
Questa mattina siamo partiti alle 9,30 per il tour alle isole Balestras, prima con un piccolo bus fino al porto, poi con una barca che aveva due motori da 60cv.Si è proprio nell’oceano c’erano onde alte 1,50mt anche se il tempo era buono!Alle isole c’erano delle colonie d’otarie, uccelli marini e tre pinguini di numero.Una delle attività del popolo peruviano era quella di raccogliere il guano prodotto dai pellicani per usarlo come fertilizzante e le isole ne sono piene.Attualmente è proibito e le isole sono diventate una riserva naturale inabitata dove si studiano gli animali.Al ritorno, sul molo, Giorgia è stata investita da un pellicano che si era impigliato su una corda tesa, ma per fortuna non ha procurato nessun danno.Poi a pranzo siamo stati in un ristorantino sul lungomare a mangiare pesce dove Giulio si è dilettato nelle danze con una bellissima ragazza.
Di ritorno a Pisco abbiamo riposato e alla sera a cena dove ci hanno servito un sacco di roba.
06-08-01 lunedì
Oggi giornata di relax, abbiamo liberato le camere questa mattina (abbiamo speso in hotel 200ns in tutto) poi in giro al mercato e nel pomeriggio al mare a passeggiare sul bagnasciuga e sul lungo pontile del porto commerciale di Pisco.Al mercato abbiamo comperato del formaggio molto saporito molto simile alla feta greca e delle olive molto buone. Il mercato è un bordello incredibile e nei dintorni ci hanno affermato che ti rapinano anche di giorno. Al ritorno in hotel, dove avevamo lasciato i bagagli, abbiamo chiacchierato con la signora della reception che aveva una chiacchiera notevole e non ci mollava mai. Alla sera siamo andati alla stazione degli autobus per prendere il bus per Arequipa. Ora siamo qui ed il bus ha già un ora di ritardo. Alla stazione abbiamo conosciuto 4 ragazze italiane che viaggiano per conto proprio una di loro si chiama Nicoletta ed abita a Verona, ci ha dato il suo e-mail per conttattarci durante e dopo il viaggio. Ora speriamo che il viaggio sia tranquillo anche se secondo me il bus non sarà molto comodo.
07-08-01 martedì
Una notte di “fuoco” anche se devo affermare che è passata abbastanza in fretta.
Una strada bella ma pericolosa con burroni simili al Nepal e come al solito un autista spericolato. L’autobus era pieno di gente (abbiamo passato la prima ora in piedi), il viaggio è durato 14 ore e lungo il percorso ha fatto solo due soste, una dopo circa due ore ed un’altra tre ore prima di essere arrivati.
Siamo arrivati ad Arequipa alle nove di mattina (dalle sei che ci avevano detto). Ad Arequipa alloggiamo all’Hostal Vallecito che c’è stato consigliato dal tassista affermandoci che questo è sicuro in caso di terremoto (afferma che anche questa notte passata c’è stata una scossa del terzo grado).
Qui spendiamo 70 ns. per una camera quadrupla. Dopo esserci sistemati siamo andati a comperare il biglietto aereo per il volo a Cusco ci costa 69$ a testa mentre Giorgia né paga 39$, la nostra prenotazione fatta dall’Italia era stata cancellata. Abbiamo anche riservato il tour per il Colca canyon per due giorni spendiamo 20$ noi 11$ Giorgia compreso pernottamento e colazione.
Poi dopo essere stati in plaza de Armas a gustarci un ottimo caffè espresso siamo andati in hotel a riposare per modo di dire (mezz’ora).Siamo subito ripartiti e siamo andati a visitare il monastero di Santa Catalina che si trova al centro della città. E’ un posto magnifico: è una città nella città, fatta di vicoli stretti, case colorate e scorci bellissimi con le montagne che circondano la città.Quindi siamo usciti e noi tre siamo stati a visitare il museo dove è custodita la mummia della nina sacrificata dagli inca: è stata una visita un po’ lugubre ma molto interessante.Questa sera a cena in un ristorante “tipico” dove la cameriera Sandra (alla quale ho dato il mio e-mail) non capiva nulla ed è stata tutta da ridere!Poi noi a letto e Giulio in giro. Per tornare in hotel abbiamo preso un taxi ed il taxista, non sapendo dove fosse l’hotel, ci ha fatto fare un giro lunghissimo.Domani mattina sveglia alle 7,30 per partire con il bus per il Colca Canyon dove Stefania, Giorgia e Giulio batteranno il loro record di quota; infatti, saliremo con l’autobus fino ad un passo a 4900mt s.l.m.
Qui ad Arequipa per mangiare si spendono dalle 15 alle 22ns per persona.
08-08-01 mercoledi
Questa mattina ci siamo svegliati alle 7 e dopo colazione alle 8.30 è venuto a prenderci il bus dell’agenzia, con noi c’è una compagnia di italiani dei francesi ed una coppia di inglesi. Tra gli italiani ci sono due ragazzi fuori di testa per noi sono anche gay e fanno dei discorsi da dementi.
La nostra guida si chiama Herman è un personaggio simpatico ed è molto bravo nel suo lavoro. Ci ha insegnato ad usare le foglie di coca, si masticano con una pietra friabile a base di calce (LIPTA) che ne estrae il principio attivo e trattiene gli acidi che possono fare male allo stomaco, è sempre stato molto esauriente e preciso nelle sue spiegazioni, comunque masticava in continuazione.
Quando siamo partiti da Arequipa dopo poco ci siamo subito fermati a fare un’altra colazione, poi su per una strada con i segni del terremoto, frane dappertutto e siamo arrivati nella riserva di AGUA BLANCA un’altipiano dove si trovavano de branchi allo stato brado di GUANACHI ed ALPACA

Che sono dei camelidi che vivono qui in Perù alle alte quote (qui ci troviamo ad una quoto di 3800 mt s.l.m.). Poi abbiamo proseguito e dopo alcune soste o per bere un mate di coca o per vedere qualcosa siamo arrivati al passo il punto più alto di quota di tutto il percorso, 4900 mt s.l.m. Un posto per turisti con tanto di mercatino e dove c’erano ometti di sassi dappertutto perché ci hanno detto che se ne ergi uno quassù ed esprimi un desiderio questo si avvera percui tutti quelli che passano di qui ne hanno eretto uno, anche io e la Giorgia l’abbiamo costruito ed espresso il desiderio.
Salire con il bus da 2400 mt (a questa quota si trova Arequipa) fino a 4900 ti fa accusare molto la quota, infatti, tutti e quattro abbiamo accusato un fiato corto e sia io che Giulio un lieve mal di testa.Poi giù per una strada sterrata fino a Chivay che si trova ad una quota di 3700 mt s.l.m. Premetto: la strada era quasi tutta sterrata un po’ per il terremoto un po’ perché qui le strade sono così.I luoghi sono da sogno,prima sei sotto le montagne,poi nel deserto con una strada che va dritta fino all’orizzonte e sullo sfondo altre montagne a sud innevate e a nord quasi spoglie (perché nell’emisfero sud il lato a sud è quello più freddo).Queste cime sono cime da 5000-6000mt. Poi profondi canyon alcuni poche centinaia di metri altri anche due tremila metri.
A chivay appena arrivati siamo andati a mangiare, poi siamo andati al mercato dove la Stefania si è comperata un maglione per 25 ns ed io un cappello di lana per 5ns. Poi ci hanno accompagnato in hotel dove però ci hanno dato una camera pessima piena di umidità, siccome dopo poco tempo sono venuti a prenderci per andare alle terme , ne abbiamo parlato a Herman e lui ci ha assicurato che al ritorno dalle terme ci avrebbe cambiato hotel. Le terme si trovano poco fuori dal centro del paese dentro la valle a fianco del fiume del canyon del Colca. Alla fonte l’acqua sgorga ad una temperatura di 85° passa attraverso svariate vasche fino a terminare dentro una piscina dove è ad una temperatura di 40°. È un posto pulito con tre piscine scoperte e una coperta. Quando siamo arrivati abbiamo perso di vista Giulio mentre io e Giorgia abbiamo fatto il bagno e la Stefania li a bere una coca al freddo. Al ritorno siamo andati in hotel per prendere le nostre cose ed abbiamo incontrato le ragazze italiane conosciute a Pisco: anche loro sono state derubate sul bus e proprio quello preso assieme (loro erano scese a Nasca), gli hanno rubato la macchina fotografica a due di loro. Domani loro partono per un treeking di tre giorni nel canyon del Colca. Poi a cena dove c’era uno spettacolo folcloristico (abbiamo comperato la musicassetta) e dove c’era un sacco di turisti percui non ci portavano più da mangiare, proprio una serata tipo “alpitour”.
Poi a letto perché domani mattina sveglia alle 5.30 per andare al cruz del Condor.
09-08-01 giovedi
Questa mattina sveglia alle 5.30, poi colazione alle sei e poi partenza per il cruz del Condor. Ci abbiamo impiegato 1,5 ore con il bus percorrendo una strada sterrata tipo “Nepal” con tanto di burroni e frane. Quando siamo arrivati (il luogo si trova ad una quota di 3900 mt) abbiamo avuto un colpo di fortuna: due Condor si sono messi a sorvolare le nostre teste a bassa quota, uno spettacolo vedere questi uccelli enormi (hanno un’apertura alare di due metri) volare senza mai sbattere le ali sfruttando le correnti ascensionali del canyon.
Questa località oltre ad essere un posto dove si possono avvistare i Condor è belvedere del canyon del Colca, dove si può ammirare nella sua massima profondità ( da questa località misura una profondità di 2000 mt mentre dalle montagne attorno anche di 3200 mt).
Però è un posto da turisti, con un bordello di persone e con l’immancabile mercato di
Artigianato dove anche noi abbiamo acquistato, un giaccone di lana per 35ns e una tovaglia per 20ns.Poi siamo ritornati a Chivay per la stessa strada però con varie fermate per ammirare i paesaggi del canyon del Colca e i paesi limitrofi.Ad ogni sosta c’erano sempre delle donne con bambini che vendevano il soliti souvenir ed anche della buonissima frutta fresca .

Arrivati a Chivay abbiamo pranzato e poi ritorno a sorpresa per la stessa strada del giorno precedente ,passo compreso, però senza nemmeno una sosta;ci abbiamo impiegato 4,5 ore e siamo arrivati ad Arequipa molto stanchi. Arrivati in hotel abbiamo subito saldato il conto (12$ a testa) poi,siccome Giulio era stanco,siamo andati a cena solo noi tre in un ristorante in Plaza de Armas.
10-08-01 venerdì
Stamani sveglia alle 6 e con un taxi siamo andati all’aeroporto per prendere un volo per Cuzco dove,dopo un lungo ceek-in siamo partiti con un’ora di ritardo.La partenza è stata emozionante con un “botto” dovuto a buche sulla pista e con l’aereo che sembrava volasse molto basso e che sfiorasse le cime anche se si era ad un’altezza di 7000mt.Siamo arrivati a Cuzco alle 9,30,abbiamo preso un taxi e dopo un’ora di girovagare in cerca di un hotel (i migliori erano tutti pieni) ci ha portato dove voleva lui.Alloggiamo all’Inca Perù un po’ distante dal centro ma decoroso.Spendiamo 20ns a testa.Abbiamo pranzato in plaza de Armas per 25ns a testa (qui si spende di più ed è molto turistica) . Poi in giro in cerca di un’agenzia per l’inca trail il quale non si può percorrere senza guida e senza l’organizzazione dall’inizio di quest’anno,per cui costa molto (dai 135 ai 110$ a persona). Siamo quindi andati al mercato artigianale dove abbiamo comperato dei pantaloni 15ns,una maglietta 4ns e un poncho 18ns. Nel pomeriggio siamo tornati nell’agenzia a prenotare l’inca trail.Ci è costato 125$ a persona e 75$ per la Giorgia.Secondo loro l’aumento dei prezzi è dovuto alla privatizzazione della ferrovia gestita da una compagnia inglese e che con l’inizio dell’anno, sono raddoppiate sia le tariffe che le tasse (50 $ solo il biglietto d’ingresso a Macchu Picchu). A cena siamo stati in un ristorante molto “local” dove abbiamo speso veramente poco 40ns in quattro. Ci siamo accordati per domani con un taxista per andare a visitare la valle sacra per 30$,mentre dopodomani partiamo per l’inca-trail.
11-08-01 sabato
Questa mattina è venuto a prenderci il tassista con cui ci eravamo accordati ieri per andare a visitare la valle sacra.
Il tassista si chiama Raul è un tipo molto simpatico è sposato ha 2 figli ed ha 27 anni. Abbiamo parlato un pò di tutto lui voleva sapere dell’Italia e del resto del mondo mentre noi della situazione peruviana. Abbiamo fatto il giro inverso rispetto ai tour delle agenzie percui non abbiamo mai trovato tanta gente nei siti archeologici.
Per primo abbiamo visitato il sito di CHINCHERO un bel posto dove gli spagnoli hanno costruito su i resti di costruzioni Inca, qui non mancava il solito mercato e la Stefania ha acquistato una manta per 20 ns. Poi con una lunga strada in discesa siamo andati nella profonda valle del fiume URUBAMBA e poi percorrendo la strada lungo il fiume e passando dal villaggio omonimo siamo arrivati ad OLLANTAYTAMBO dove c’è un villaggio ed il sito archeologico, qui finisce anche la strada asfaltata.
Quiabbiamo mangiato assieme a Raul e poi siamo andati a visitare il sito. Un posto favoloso con dei muri costruiti con delle pietre enormi con 7-8 lati e di una precisione millimetrica, tra un masso e l’altro non passa un capello, una cosa inspiegabile come abbiano fatto a costruire ed a portare questi massi enormi fin quassù(il sito si trova 2-300 mt su per il fianco della valle). Avevano fatto in questo luogo un sistema di canalizzazione dell’acqua, con canali scavati nel granito, da far invidia al miglior ingegnere. Poi con un viaggio di 1.5 ore siamo andati al sito di PISAC. Un posto enorme su una superficie grandissima, si trova in cima ad un costone proprio a picco sopra la valle, si doveva salire fino in cima per visitare un villaggio Inca per poi, per un sentiero mozzafiato, con gradinate a strapiombo e galleria nel granito si arrivava ad un tempio che si dice dedicato al sole ed all’astronomia. Un posto magnifico con scorci mozzafiato sulla valle e mura come sempre costruite con molta maestria.
Poi siamo tornati a Cusco ci siamo salutati con Raul che più che un tassista è stato una guida (ci ha sempre seguiti nei vari siti facendoci da cicerone)ed un’ottima persona.Poi siamo andati a cena a mangiare un enorme “pojo alla brasa” ed abbiamo anche speso molto poco.
Durante il giro ci siamo fermati a bere la CINCIA una birra di mais che la ricetta risale agli Inca, Raul ci ha fatto conoscere una pianta medicinale e da cucina che qui in Perù usano in ogni piatto la MUGNA che assomiglia un po’ all’origano.
12-08-01 domenica
Oggi giornata passata a Cusco per visitare i siti archeologici dei dintorni, alla mattina con Giulio ci siamo fissati appuntamento in plaza de Armas perché noi avevamo delle commissioni da svolgere, però quando siamo arrivati abbiamo avuto la sorpresa che alla domenica nella piazza, si svolge una parata militare in onore della bandiera peruviana (questa si svolge ogni domenica) con tanto d’autorità militari, percui trovarsi con Giulio è stato difficoltoso ma alla fine ci siamo trovati. Poi in taxi siamo andati al sito di SACSAYHUAMAN che si trova su una collina sopra Cusco, un posto enorme con dei muri costruiti con dei massi giganteschi ed una spianata cosi grande dove si sono anche esibiti gli Intillimani, da qui si gode anche di una bellissima vista sulla città di Cusco con la sua valle. Poi siamo tornati a piedi e scendendo abbiamo imboccato un sentiero, che all’inizio era un po’ ripido, ma fattibile, ma poi aveva un tratto d’arrampicata, percui noi tre siamo risaliti e siamo scesi prendendo un sentiero che faceva un giro più ampio ma più dolce. Dopo siamo tornati in hotel e dopo una doccia Giulio ed io siamo andati al mercato nero che è il centro commerciale per i peruviani, c’era di tutto ed a prezzi molto convenienti, però non ho trovato una macchina fotografica al prezzo che intendevo spendere. In ogni modo qui bisogna prestare attenzione ai ladri. Alla sera tutti assieme siamo andati in un Internet caffè dove abbiamo scritto un messaggio alle ragazze conosciute a Pisco ed un s.m.s. a Lucio con la speranza che lo riceva; ora a cena e poi in hotel a preparare i bagagli perché domani si parte per l’Inca trail.
Un’aneddoto curioso d’oggi: siamo andati in un locale per mangiare un panino, era un posto molto caratteristico dove servivano solo da bere e dove il barista secondo noi era ubriaco e per chiamarlo al tavolo (noi eravamo seduti al piano superiore) avevi un campanello ad ogni tavolo ed a seconda del posto in cui eri dovevi suonare 2-3-4 volte è stata tutta da ridere.
13-08-01 lunedì
Questa mattina partenza alle sette per l’Inca trail, sono venuti a prenderci in hotel e poi in giro per Cusco a prelevare gli altri componenti del gruppo (6 americani, tre argentini, uno spagnolo ed uno inglese), poi partenza percorrendo la strada che passa da Chinchero fino al villaggio d’Urubamba, dove ci siamo fermati a fare colazione e dove le guide (due ragazze: Celinda e biki) hanno assoldato i portatori, mentre il cuoco ed altre tre persone sono saliti con noi a Cusco; cosi ci sono: sedici portatori, un cuoco, due guide e quindici clienti.
Dopo siamo ripartiti per il chilometro 82 da dove parte l’Inca trail, abbiamo seguito la strada asfaltata fino ad Ollantaytambo, dove termina e prosegue sterrata,una strada molto stretta e con precipizi. Poi le “comiche”
Dopo due ore di bus ci siamo trovati in un ingorgo incredibile, i bus delle agenzie che ci hanno preceduto stavano tornando, sette bus che volevano scendere ed altrettanti che volevano salire: una cosa incredibile autisti che litigavano e turisti al pascolo come pecore. Dopo un po’ la decisione di partire da li a piedi. La beffa fu che il km.82 era ad appena cinque minuti a piedi da dove c’eravamo arenati. Questi è un posto dove si trova una stazione del treno ed il controllo della polizia per l’ingresso all’Inca trail,qui ci hanno consegnato i materassini e dopo il controllo del biglietto abbiamo attraversato un ponte sospeso da dove inizia il sentiero. Sia io che Giulio abbiamo degli zaini abbastanza pesanti 15-17 kg. Ed anche Stefania ha il suo fardello di sicuramente 8-9 kg. Da li il sentiero parte pianeggiante e dopo circa un’ora, ed una breve salita, si arriva in un prato dove ci siamo fermati a pranzare. Poi in un’altra ora s’incontra il sentiero che proviene dal km 88 e dove si trova il sito di PATALLAQTA che era un villaggio Inca e poi in due ore circa di lieve salita si arriva a WAYLLABAMBA che è un villaggio abitato e dove abbiamo passato la notte. Quando siamo arrivati la sorpresa: siccome noi tre saliamo lenti siamo arrivati per ultimi e con il buio erano le 18.30, cosi non riuscivamo a trovare il nostro campo perché di campi ce ne sono almeno una quindicina e con il buio non riuscivamo a riconoscere nessuno, però abbiamo avuto fortuna ed abbiamo incontrato il cuoco che ci ha accompagnati al nostro campo. All’arrivo anche Giulio non c’era e tutti (guide e portatori) lo cercavano, dopo un’ora è arrivato ed anche lui si era perso, ma perché era andato avanti da solo ed aveva sbagliato campo. Il campo si trova in un bel posto e c’è una stellata magnifica, qui ci troviamo ad una quota di 2900mt s.l.m. Le tende sono buone e pulite ed abbiamo mangiato sotto un gazebo di paglia, comunque le guide si sono subito scusate per l’imprevisto che c’è successo, anche perché noi vista la situazione le abbiamo un po’ rimproverate. Comunque sono due ragazze simpatiche e molto giovani (hanno dai 22 ai 24 anni).
Abbiamo fatto conoscenza con Camilla una ragazza argentina che è qui da sola perché la sua amica si è ammalata e Pablo e luciana, una coppia d’argentini molto simpatici e lui parla anche un po’ d’italiano, perché sua nonna era friulana.
14-08-01 martedì
Questa mattina i portatori ci hanno svegliato alle sei servendoci in tenda un mate, siamo partiti alle sette e trenta e subito si è presentata una salita molto ripida. Da prima per boschi di bassa vegetazione e poi in mezzo alla foresta, seguendo per un breve tratto il fondo della valle lungo il greto del torrente, per poi sempre con un sentiero ripido a scale arrivare al campo di LLULLUCHAPAMPA (3900 mt di quota), dove termina la vegetazione d’alto fusto. Da li il sentiero prosegue per una ripida salita fino al passo di
WARMIWANUSKA (il passo della donna morta) a 4200 mt di quota.
Ci abbiamo impiegato quattro ore dal posto dove abbiamo passato la notte.
Poi siamo scesi per circa dieci minuti dall’altra parte del passo dove ci siamo fermati a pranzare.
Poi giù per un sentiero molto ripido tutto a scale
Per una valle piena di bassa
Vegetazione dove
Abbiamo visto
Un sacco di
Colibrì, che si lasciavano avvicinare.
Dopo circa due ore siamo arrivati al campo di PAQAYMAYU ad una quota di 3600 mt s.l.m. dove hanno piazzato le tende.
Dopo circa due ore siamo arrivati al campo di PAQAYMAYU ad una quota di 3600 mt s.l.m. dove hanno piazzato le tende.
Giorgia si è comportata benissimo anche se a compiuto una bella fatica, Stefania mi sembra tranquilla, lei con il suo passo lento sale dappertutto e Giulio va come un treno. Io mi sento bene non accuso sintomi della quota però ho uno zaino abbastanza pesante. Questa sera cena tutti assieme nella tenda mensa, e poi a letto presto domani ci aspetta una giornata meno faticosa d’oggi ma più intensa.
15-08-01 mercoledì ferragosto
Oggi sveglia alle 6,30 con the in tenda come il solito. Siamo subito saliti per una ripida scala di pietra per circa un’ora fino al sito di RUNKURAKAY (edificio ovoide) un bel posto anche se molto diroccato. Poi abbiamo continuato a salire sempre per scale fino ad un passo a quota 3950, poi giù per una ripidissima scala di pietra fino al sito di SAYAQMARKA (villaggio erguido) che si trova un po’ più in alto rispetto al sentiero e per raggiungerlo si deve risalire un’erta scala di pietra molto esposta. Poi siamo scesi fino al sito di CONCHAMARKA dove ci siamo fermati a pranzare. Poco dopo il nostro arrivo è iniziato a piovere ed ha piovuto per quasi un’ora. Da lì il sentiero parte in leggera salita per poi, con dolci saliscendi sul fianco della montagna in una vegetazione pre-giungla e con passaggi da brivido, si arriva al sito PHUYUPATAMARKA (villaggio in cima alle nuvole). Di nuovo giù e dire giù è poco: una scala lunghissima e così ripida da sembrare un’arrampicata per poi, con qualche tratto in semi-piano,arrivare al campo. Il campo si trova all’interno di un sito INTIPATA che si trova poco lontano da WINAYWAYNA (sempre giovane) dove arriva il sentiero dal km 104 (il percorso breve dell’inca-trail) e dove si trovano un alberghetto e delle bancarelle che vendono di tutto a prezzi molto elevati (mezzo litro d’acqua 5ns).Quando siamo arrivati Giulio è andato subito a bersi una birra così ci ha comprato le sigarette che avevamo finito.Nel frattempo Scott,l’americano,è arrivato al campo con delle birre che ha gentilmente offerto a tutti.Questa è stata la serata di congedo dai portatori ai quali abbiamo elargito una mancia di rito. Il giorno prima durante il percorso Giorgia aveva perso una musicassetta e un portatore l’ha magicamente tirata fuori allietando così la serata con musica pop. Poi a letto presto perché all’alba si parte per Macchu Picchu.
Oggi è stata una tappa non molto faticosa, ma molto lunga, ma nello stesso tempo credo a parere mio la più bella sia come percorso, che come varietà di siti visitati e per la diversità delle vegetazioni attraversate.
16-08-01 giovedì
Questa è stata una notte turbolenta:si è scatenato un temporale abbastanza forte con lampi e fulmini che hanno fatto vibrare la tenda ed acqua a catinelle. In ogni modo alle quattro di mattina come previsto ci hanno svegliato per andare a vedere l’alba a Macchu Picchu. Poiché il cielo era tutto coperto e non ci sarebbe stato modo di vedere nessun’alba,noi ci siamo ribellati all’alzata ma non c’è stato verso e siamo dovuti uscire dalle tende. Siamo partiti alle 5,30 al buio e poco dopo eravamo già tutti bagnati. Dopo 30 minuti siamo arrivati al controllo per entrare sul sentiero che porta a Macchu Picchu e lì è iniziato a piovere. Il sentiero costeggia il fianco di una montagna nella foresta con sotto la valle del fiume Urubamba con vedute da brivido arriviamo,dopo un paio di scale semi-verticali,a INTIPUNKU (porta del sole). Del sole neanche l’ombra! Invece acqua a catinelle…infatti da qui si dovrebbe ammirare l’alba sulla città ma noi vediamo solo la sognata Macchu Picchu avvolta dalle nuvole. Da qui inizia il calvario del turismo organizzato:gente sotto l’acqua che non sa dove andare,guide che si dileguano e poi controlli a non finire,un caos che ci mette subito i nervi così Giorgia,stanca morta,non vuole più fare un passo e Stefania resta con lei mentre io e Giulio andiamo a scattare qualche foto nel sito immerso dall’acqua e dalle nuvole. Quindi,bagnati fradici,alle nove di mattino siamo riusciti a prendere i primi autobus per Aguas Calientes (15ns a testa). Quando siamo arrivati in paese, siamo andati a comperare il biglietto del treno per Ollayatambo (per accquistarlo si deve presentare il passaporto e costa 10$ a testa), dove ci abbiamo impiegato un’ora e dove c’è un mercato nero dei biglietti per il treno del pomeriggio. Poi abbiamo preso una camera all’hostal del Camminator per 25ns a testa qui Giorgia non paga.
Dopo pranzo ci siamo recati alle terme, che non sono un granchè, sono un pò Sporche, ma con un’acqua molto Sulfurea ed è frequentata dalla popolazione locale, che viene qui per lavarsi. In giro abbiamo incontrato un po’ tutti i compagni di trekking e con alcuni ci siamo concordati appuntamento domani a Cusco per fare una cena tutti assieme in un ristorante proposto dagli argentini, il Macondo che si trova nel quartiere di San Blas. Nel complesso il trekking è stato molto bello e non così faticoso come ci avevano detto. È stato proprio come me lo ero immaginato, ed anche se abbiamo dovuto percorrerlo organizzati, in un certo è stato corretto perché abbiamo conosciuto delle persone molto simpatiche: Pablo e Silvana una coppia d’argentini, Camilla anche lei argentina, Luis uno spagnolo di Bilbao un pò chiuso ma poi si è rivelato molto simpatico, Jhoon un coreano che vive in stati uniti a Cicago, un tipo un po’ robusto ma con tanta grinta (era sempre l’ultimo), scott un altro americano e poi quattro californiani che però faceva gruppo a sé.
Domani si torna a Cusco con il treno, speriamo!
17-08-01 venerdì
Questa mattina ci siamo svegliati alle cinque per prendere il treno per Ollayatambo alle 6. Il treno è molto bello con carrozze solo per turisti e carrozze per i locali, è un treno con un locomotore a diesel a scartamento ridotto e viaggia molto lentamente. Il treno costeggia il rio Urubamba ed il tragitto fino ad Ollayatambo dura due ore, all’arrivo c’erano molti bus per Cusco tutti con il motore acceso, che aspettavano i turisti ed i locali. Un bordello come il solito tanto smog e gente che ti chiamava per salire sul proprio bus, persone che vendevano bibite e panini. Abbiamo preso un bus a caso per cinque ns. a testa, che in due ore ci ha portati a Cusco. È stato un viaggio rilassante ed abbastanza veloce, sia il treno sia il bus non hanno eseguito fermate intermedie. All’arrivo in hotel ci hanno dato una camera più bella della precedente, però con l’acqua della doccia tiepida. Dopo aver riposato siamo stati in agenzia per ben tre volte, era sempre chiusa, per ritirare i biglietti del bus per puno che costano dodici $ a persona con un bus di lusso. Poi siamo stati a visitare l’interno della cattedrale che è bellissimo, poi in un Internet caffè. Alla sera a cena al ristorante Macondo con gli amici del trekking: Jhoon, Pablo e luciana, Camilla e la sua amica Luz e Roberto ed Elena una coppia d’italiani di Cuneo che abbiamo conosciuto in trekking anche se facevano parte di un altro gruppo e che domani dovremmo incontrare a Puno. È stata una bella serata, abbiamo mangiato molto bene (ed anche speso bene 75ns noi tre) e la compagnia è stata piacevole, si è chiacchierato molto…….in spagnolo e questa sera abbiamo fatto le ore piccole…..mezzanotte!
Oggi pomeriggio abbiamo telefonato a Puno per prenotare un hotel ed abbiamo trovato posto all’Hostal Taquile.Poi siamo tornati in hotel per la preparazione dei bagagli che si stanno riempiendo sempre più.
Oggi Stefania si è comprata dei pantaloni per 15ns ed abbiamo prelevato, in uno sportello automatico, con la carta di credito 700ns.
18-08-01 sabato
Questa mattina siamo partiti alle 8.30 con il bus dell’Imexso, un autobus bello e comodo ed anche puntuale. Abbiamo attraversato una valle favolosa, che ci ha portato ad un passo ad una quota di 4300 mt, dove si ammirava delle splendide cime, tra cui l’Ausangate, una splendida vetta da 6300 mt, che a parere mio è anche facilmente accessibile. Poi abbiamo proseguito per un altipiano con dei colori stupendi, che ci ha condotto, passando per la città di juliaca, ed una breve discesa, alla città di Puno che si trova in riva al lago Titicaca ad una quota di 3800 mt. Questo è il più alto lago navigabile del mondo. Appena arrivati il traffico della consegna dei bagagli (non riuscivano ad aprire il portellone del bus) e poi i tassisti che ti assalgono per accompagnarti in un hotel. Siamo andati all’hotel prenotato da Cusco e ci costa 30ns a testa compresa la colazione, ha delle belle camere pulite, però una è un po’ freddina, poi a mangiare perché durante il viaggio non abbiamo mangiato nulla. Dopo a fare compere in un centro artigianale, dove abbiamo comprato dei maglioni per 20ns l’uno e delle sciarpe per 10ns l’una. Usciti dai negozi, nella strada pedonale della città, abbiamo incontrato Roberto ed Elena, con cui avevamo un appuntamento, così assieme siamo andati al mercato e poi di nuovo a mangiare in una pizzeria dove avevano il forno a legna. Domani loro partono per un tour alle isole del lago, che dura due giorni gli costa 40ns a testa compreso pernottamento, noi invece abbiamo deciso di andare a visitare solo le isole degli Uros, che si possono visitare in giornata.
19-08-01 domenica
Questa mattina mi sono svegliato alle sette per andare alle isole, ma con mia sorpresa sia Giulio sia Stefania si sono ammutinati, uno affermando che non si sentiva bene, l’altra che era stanca e voleva dormire. Così abbiamo deciso che domani non andiamo a Copacabana per visitare l’isola del Sol, invece dopodomani andiamo direttamente a La Paz. In ogni modo alle nove siamo partiti a piedi per andare al porto, dove ci siamo resi conto che le isole degli Uros sono più vicine di quello che si pensava. Così abbiamo occupato posto sopra una barca per 12ns a testa e Giorgia non ha pagato. Un bel giro durato tre ore, però le isole sono molto turistiche. Le isole della comunità degli Uros sono costruite di canne di bambù, che all’inizio sono legate in fasci e disposte sull’acqua formando una struttura quadrata, ed al suo interno sono disposte altre canne formando così uno strato abbastanza spesso, così è formata l’isola che è ancorata al fondo Per mezzo dei pali di legno. Le canne a contatto con l’acqua tendono a marcire, percui sono continuamente rinnovate, aggiungendone di nuove nella parte superiore. Qui abbiamo comprato una manta (stoffa ricamata) per 25ns e delle collane di terracotta. Al ritorno siamo andati a mangiare e poi a riposare in hotel. Al risveglio la sorpresa: piove percui dentro un locale a consumare una merenda. Dopo siamo andati all’ufficio della Collectour, una compagnia di bus che pratica il collegamento per La Paz, dove abbiamo acquistato il biglietto che c’è costato 25ns a testa. Il bus parte alle 7.30 e con una sola fermata a Copacabana, dove c’è il cambio d’automezzo, ti porta alle 16.30 a La Paz. Dopo abbiamo telefonato all’hotel Milton di La Paz dove abbiamo prenotato due camere, chiedono 20$ l’una, però ci sarà da trattare perché rimaniamo lì per sette notti. Ora siamo a cena in una pizzeria, con il forno a legna, che con dieci persone è al completo, anche perché preparano due pizze alla volta.
20-08-01 lunedì
Oggi giornata di riposo a Puno, il tempo non è bello, piove e fa freddo, di mattino siamo andati a visitare il mercato artigianale, che non è nulla di speciale, poi come il solito a pranzo ed in hotel a riposare. Nel pomeriggio in un locale a giocare a carte, mangiando una torta e bevendo un caffè. Poi Stefania ha comprato i regali per i nonni ed amici spendendo in tutto 33ns ed io ho comperato una scacchiera per 25ns. mentre eravamo al bar, guardando il biglietto del bus, ci siamo accorti che la data di viaggio era sbagliata, percui siamo tornati alla Collectour dove l’impiegata l’ha semplicemente corretta a penna. Nel ritorno, al mercato Stefania si è finalmente comprata le scarpe (sono dieci giorni che ogni negozio di scarpe è suo) per 35ns dopo un’estenuante contrattazione sotto la pioggia.
Al ritorno in hotel abbiamo contrattato il prezzo, perché nelle camere non c’è l’acqua calda, bensì tiepida e con il freddo che c’è non abbiamo potuto lavarci. Dopo una lunga attesa siamo riusciti a spuntare un prezzo di 25ns a persona.
21-08-01 martedì
Questa mattina sveglia alle sei per prendere il bus alle sette e mezza, siamo partiti alle otto con mezz’ora di ritardo. Nel bus c’era una compagnia d’italiani dell’agenzia avventure nel mondo, erano una comica c’era perfino la signora truccata con tanto di beauty-case. Abbiamo conversato con loro, perché l’organizzatore, che non era mai stato in Perù, voleva delle informazioni dell’Inca trail che sarebbero andati a percorrere tra pochi giorni. Con il bus abbiamo costeggiato il lago fino al paese di Yunguyo, dove ci siamo fermati a cambiare del denaro (un pesos boliviano bv = a 330£) per poi proseguire per la frontiera che si trova poco distante dal paese. In frontiera le pratiche dell’immigrazione sono state abbastanza veloci. Quando si arriva il bus si ferma alla dogana peruviana, dove controllano l’uscita, per poi proseguire a piedi per circa 200 mt, nel territorio neutro, e così arrivare in Bolivia.
Avevamo qualche timore che i doganieri boliviani creassero dei problemi per il passaporto di Stefania, perché non aveva una validità di sei mesi. Invece per fortuna non c’è stato alcun problema. Poi risaliti sul bus siamo andati a Copacabana (4000 mt) che dista dalla frontiera dieci km, questa non è una cittadina così brutta come l’avevano descritta. Siamo rimasti lì per 1,5 ore, abbiamo mangiato un panino, ed abbiamo avuto un attimo di paura, quando abbiamo visto il nostro autobus, dove c'erano i nostri bagagli, allontanarsi. Poi comunque è ritornato e dopo aver cambiato mezzo, siamo ripartiti alle 13.30 per La Paz.
Da lì la strada sale, sterrata, fino alla sommità di un crinale ad una quota di 4300 mt, dove c’era la neve, per poi seguirlo. Questi dopo pochi chilometri è diventato una penisola con il lago parte a parte, ed il panorama era stupendo. Più avanti la strada inizia a scendere per arrivare alla fine del descritto crinale ed arrivare all’Estrecho di Tiquina, dove si deve traghettare sull’altra sponda. Lo stretto sarà largo 500 mt, ed il bus è traghettato sopra delle chiatte di legno, con un motore fuoribordo, mentre i passeggeri su di una lancia di legno, che se c’è il lago mosso credo che diventi un incubo. La strada continua per un po’ costeggiando il lago per poi abbandonarlo, ed arrivare su di un altipiano a 4200 mt di quota dove, sulla sinistra, la cordillera real si mostra in tutta la sua bellezza. Un paesaggio di rara bellezza con queste montagne, che sembrano non molto alte, ma sono cime che raggiungono i 6000 mt. Ad un certo punto su quest’altipiano, iniziano le case, e noi pensiamo che sia La Paz, invece tutto ad un tratto si apre una valle profonda 400 mt dove al suo interno, e sulle sue pendici si trova la città di La Paz, una metropoli con tanto di grattacieli ed è la capitale più alta di quota del mondo.Il centro è di un caos incredibile, ci abbiamo impiegato mezz’ora per arrivare in hotel con il bus. Alloggiamo all’hotel Milton, che avevamo contattato da Puno, dopo una breve contrattazione abbiamo spuntato un prezzo di 21 $ per una camera tripla, e dieci $ per una singola per Giulio. Poi a cena siamo andati in un ristorante gestito da un francese, dove abbiamo mangiato bene e speso poco 88 bs in quattro.
22-08-01 mercoledì
Al mattino, Giulio ed io siamo andati all’ufficio dell’America airlines, per confermare i biglietti di rientro, dobbiamo essere in aeroporto alle cinque di mattina e la tassa d’uscita è di 25$ a persona. Poi in giro alla ricerca di un’agenzia che ci possa organizzare la salita all’Huayna Potosì, n’abbiamo visitato una decina e più o meno chiedono tutti, una cifra compresa tra i 100 – 130 $ a persona, per un servizio di: guida, portatore, trasporto ed attrezzatura. Poi all’ultima (Colibrì travel di calle sagàrnaga) ci hanno stupito, già n’avevamo sentore, vista la neve molto bassa mentre arrivavamo qui a La Paz. Mentre le altre agenzie parlavano subito di soldi o della difficoltà della salita, questi ci hanno detto subito che ora, a causa di due metri di neve fresca caduti due giorni addietro a 5800 mt, non è possibile salire, anche perché la cosa diventa pericolosa. Comunque una guida che abbiamo conosciuto nell’agenzia ci ha riferito che oggi c’è un gruppo di sedici persone che stanno salendo alla cima e che questa sera si mette in contatto con loro per sapere le condizioni e domani ci saprà riferire se si può salire o no. Dopo a cena dove Stefania ed io abbiamo mangiato la fonduta. Al rientro in hotel abbiamo incontrato Vitaliano Ramos, l’autista che ci aveva consigliato Silvano Vinco, la guida di Boscochiesanuova che avevamo contattato in Italia per informazioni su questa zona. È una persona gentile ed anche lui ci ha confermato che c’è molta neve, percui abbiamo optato di salire il più facile ed accessibile CHACALTAYA il giorno di venerdì. Il trasporto ci costa 50$ andata e ritorno. La Paz è una città enorme, comunque il centro si può visitare tranquillamente a piedi, anche se è formato da strade strette, intasate d’auto ed in salita, che qui essendo ad una quota di 3600 mt, percorrerle diventa faticoso.
23-08-01 giovedì
Questa notte passata sono stato male, devo avere mangiato qualche cosa che non andava bene, così ho dato di stomaco. In ogni modo questa mattina siamo andati, con un taxi, alla valle della Luna. Un bel posto, una valle formatasi con l’erosione dell’acqua e del vento, ci sono pinnacoli di roccia sedimentaria e crepacci, ed è ricoperta da una flora di cactus di varie specie, anche molto rare. Poi siamo ritornati in hotel, dove io sono rimasto perché non mi sento bene, mentre Giulio è andato a gironzolare per La Paz. Domani dovremmo andare in montagna, ma con la debolezza che mi ha creato questo malore, penso sia meglio andare dopodomani. Oggi abbiamo spedito le cartoline, costo sei bs l’una, speriamo arrivino a destinazione. Alla sera loro sono andati a cena mentre io sono rimasto in hotel.
24-08-01 venerdì
Oggi sto un po’ meglio anche se non del tutto, di mattina abbiamo telefonato a mia suocera per avvisare che arriviamo in Italia mercoledì, gli abbiamo affermato che ci sono dei problemi con la validità del passaporto di Stefania, lei ha preso le parti del mio datore di lavoro, affermandoci che io potevo tornare lasciando qui loro, una cosa incredibile. Poi in giro per il centro, che ormai c’è famigliare, per poi tornare in hotel dove abbiamo riposato. Dopo partita a carte (miao il gioco del viaggio) a soldi, dove Giorgia ha stravinto. Alla sera siamo andati alla ricerca di una pizzeria per mangiare qualcosa che non sia la solita carne e sulla strada principale della città abbiamo trovato Vittorio’s, una pizzeria con il forno a legna, che cucinava delle ottime pizze, forse un po’ troppo grandi. Poi siamo tornati a piedi, facendo una bella passeggiata, ed in hotel la solita partita a miao.
25-08-01 sabato
Un’altra notte trascorsa male, questa volta per una tosse violenta, così stamattina sono andato a comprare uno sciroppo per la tosse. Poi tutti assieme, con un taxi siamo andati alla MUELA del DIABLO (il molare del diavolo) una guglia di granito appena fuori città, che assomiglia, sia per forma sia per la quota (4200 mt) al nostro Dente del Gigante. Il tassista, un ragazzo molto giovane, ci ha portato fino al villaggio che si trova proprio sotto la guglia, per arrivare sino a qui abbiamo percorso una strada sterrata molto sconnessa, che verso il suo termine aveva delle profonde buche, causate dal cedimento della stessa. Stefania, che non ama questi percorsi, ad un certo punto si è messa a gridare, l’autista spaventato si è fermato e noi tre siamo scesi, mentre loro hanno proseguito per altri 50 mt. Secondo noi questo ragazzo non sapeva nemmeno lui dove andare. Il luogo è stupendo e da qui per arrivare alla base del dente, ci s’impiega circa mezz’ora. Giulio è salito mentre noi tre siamo rimasti in un prato a prendere il sole, che a causa dell’alta quota, è molto forte. Poi quando è sceso siamo tornati, in circa mezz’ora al villaggio sottostante dove arrivano i micro (sono dei taxi collettivi che trasportano dalle dieci alle dodici persone). Tornati in città ci siamo fermati a pranzare in un posto dove ti preparano il giros greco, una bontà. Dopo aver riposato siamo andati a fare compere, Stefania ha comprato un pendente in argento per lei, e degli orecchini per Monica per 125 bs, mentre Giulio due paia di orecchino per 200 bs. A cena siamo tornati dal francese, dove ci ha fatto aspettare un sacco di tempo, ma dove si mangia bene e si spende poco. Al ritorno in hotel abbiamo telefonato a Vitaliano, che ci ha affermato che per la troppa neve non si arriva fino al rifugio, e che domani viene a prenderci alle nove di mattina.
26-08-01 domenica
Siamo partiti, Giulio ed io, questa mattina alle nove, è venuto a prenderci Vitaliano, mentre Stefania e Giorgia sono rimaste qui, per timore della strada innevata e dell’alta quota. La strada che sale, sull’altipiano, è subito sterrata ed appena esci dalla valle di La Paz, le montagne si mostrano in tutta la loro grandezza. Sull’altipiano la strada è quasi pianeggiante e si dirige verso l’Huayna Potosì, (la strada per il Chacaltaya fino a questo punto è in comune con quella che porta a Zongo la base di partenza per l’Huayana Potosì) per poi dividersi, quella per Zongo scende a sinistra, verso delle lagune color rosso verde, causato dai minerali che si disciolgono in esse, mentre la strada per il rifugio del Chacaltaya sale verso destra. Dapprima per il fianco di un dirupo, e poi inizia a salire, per stretti tornanti, su per una stretta valle. Poco prima che la strada iniziasse a salire, Vitaliano ha voluto montare le catene da neve, di cui era molto orgoglioso d’avere, e che ci ha decantato per tutto il viaggio fin lì. Queste non sono altro che dei ruderi di catene da camion, nemmeno della misura giusta, e che lui non sapeva come montare. Le abbiamo montate noi ed abbiamo usato dei cordini come tiranti. Da lì in poi una comica, la macchina, una Toyota 4500 benzina a quattro ruote motrici da nove posti, si è inclinata di 45° verso il burrone, a causa della neve che creava, sul lato sinistro della strada, un gradino. Io sono subito sceso e Giulio, che si trovava a destra del posto di guida, scendendo per poco non rotolava giù dal dirupo, mentre Vitaliano, tranquillo (sembrava) continuava in quella situazione per circa duecento metri. Poi però quando siamo risaliti in auto, si è fatto il segno della croce per lo scampato pericolo. Poi per stretti tornanti, in alcuni ha dovuto compiere delle manovre per riuscire a salire, siamo arrivati a circa 500 mt dal rifugio ad una quota di circa 4800 mt, dove non si poteva più proseguire. Da lì siamo partiti, molto lentamente a piedi verso la cima. Dapprima per una strada completamente innevata fino al rifugio, poi su per una cresta che sul suo lato destro si trova il ghiacciaio del Chacaltaya, mentre a sinistra, a causa del forte vento, è completamente pulita dalla neve e si può camminare su dei facili sfasciumi. Qui sul ghiacciaio è collocato lo ski-lift più alto del mondo (5300 mt il punto d’arrivo in alto) che non è altro che una fune, d’acciaio, che sul pendio nevoso scorre, per mezzo d’alcuni pali con carrucole, ad un metro dal suolo, mentre il ritorno lo compie scendendo dalla cima disegnando una grand’ansa nel vuoto, fino ad una casetta, costruita su di una cresta, dove al suo interno c’è il motore di una vecchia auto che imprime il movimento alla fune, e poi scende fino al fondo del pendio dove c’è una carrucola come in alto. Il sistema di risalita è molto semplice: la fune scorre senza mai fermarsi, ed il malcapitato sciatore deve attaccarsi ad essa con un gancio, che lo trascina, suo malgrado, fino in alto. Non oso pesare se uno cade salendo cosa possa succedere, anche perché a questa quota ogni operazione è molto difficoltosa. La cresta ti porta sull’anticima, dove arriva anche lo ski-lift, lì c’erano due persone che spalavano la neve fresca per liberare la fune, quando siamo arrivati loro vicini, uno si è avvicinato, ci ha salutato, ci ha chiesto di dove siamo, se apparteniamo a qualche agenzia, e quando ha saputo che siamo soli, ha voluto che pagassimo il biglietto d’ingresso alla zona, di 10 bs l’uno. Ci ha spiegato che questi soldi vanno al Club Andino Boliviano, per la manutenzione del rifugio e dello ski-lift. Dapprima c’è sembrata una cosa assurda pagare per salire su di una montagna, ma poi pensando ai pochi mezzi economici che dispongono, c’è sembrata anche una cosa giusta. Dall’anticima il percorso prosegue per la cresta, che scende per circa 60 mt, per poi salire per un’altra cresta quasi totalmente nevosa, fino alla cima vera e propria del Chacaltaya dove si trova un ometto di pietra ed un punto trigonometrico cementato nella roccia. Qui siamo ad una quota di 5400 mt e sia Giulio sia io, salendo fino a qui, abbiamo battuto il nostro record personale.

Qui la vista spazia a 360° da una parte la Cordillera Real, con l’Huayna Potosì in primo piano, dall’altra l’altipiano e sullo sfondo l’Illimani, da un lato ed il Saiama all’orizzonte, che è molto lontano, perché si trova al confine con il Cile. La salita non è stata per nulla faticosa, sia per me sia per Giulio, penso che sia molto importante per salire a queste quote, la permanenza per lungo tempo sopra i 3400 mt, noi, infatti, ormai sono dieci giorni che viviamo ad un’altitudine simile. Un’altra cosa che abbiamo notato qui in sud America è che le montagne, vuoi per l’alta quota delle città, vuoi per le strade che ti possono portare in breve tempo fin sotto le cime (da La Paz fino al rifugio del Chacaltaya 1,5 ore d’auto), sono molto simili alle nostre Alpi, a differenza dell’Imalaya dove si fa fatica a misurare i tempi di salita anche perché è tutto molto più grande. Poi giù fino al rifugio dove abbiamo bevuto un mate di coca e dove abbiamo ritrovato Vitaliano. Poi noi siamo scesi giù a piedi fin dove la strada era pulita dalla neve, e dove abbiamo aspettato che arrivasse Vitaliano in macchina. Tornando in città abbiamo dato un passaggio ad una ragazza che vive e Lavora al rifugio, e che in città, ci ha detto, affitta camere con bagno privato angolo cottura per 5$ a persona. Ci ha dato il suo e-mail per un nostro eventuale futuro ritorno in Bolivia. Vitaliano Ramos è un uomo di circa 50 anni, con un’esperienza di viaggi, in Bolivia, notevole; conosceva molto bene Giacomo Scarabozzi, una guida di montagna italiana, morto alcuni anni fa in un incidente con il parapendio, Vitaliano non sapeva nulla di questo, e si stupiva che da alcuni anni non riceveva più corrispondenza da costui. Quando gli abbiamo detto come stavano le cose si è molto dispiaciuto. Vitaliano è veramente una persona onesta ed anche piacevole nella conversazione, è una persona di cui si può fare affidamento per un eventuale viaggio in Bolivia. Poi ha insisto molto perché gli facessimo un po’ di pubblicità in Italia. Siamo arrivati alle 15 In hotel, prima di salutarci, gli ho disegnato come, con dei piccoli accorgimenti, potesse migliorare e modificare le catene per la macchina, ed è stato molto contento di questo. Per il trasporto gli abbiamo dato, come pattuito, 50$, in ogni modo ci salutiamo domani, perché torna qui in hotel a salutarci prima che partiamo. Mentre noi eravamo in montagna, Stefania e Giorgia sono andate a messa nella chiesa di San Fransisco, dove c’era il coro locale con gli stessi canti nostri, però molto stonati. Dopo al Prado, un quartiere della città, dove si svolgeva una sfilata carnevalesca, con tanto di maggiorett che non stavano a tempo di musica, la banda, i bambini in maschera ed un’orchestra con persone comuni che si dilettavano a cantare, tipo karaoke, però stonate da far venire i brividi. Poi a mangiare un panino da Mec Donald e poi il solito giro per negozi. Alla sera siamo ritornati da Vittorio’s a mangiare una pizza, però questa volta una in due.
27-08-01 lunedì
Oggi ultimo giorno in Bolivia, di mattina abbiamo telefonato in Italia, sia ai mie genitori sia a mia suocera, per confermare il nostro rientro di dopodomani. Poi abbiamo saldato il conto con l’hotel 980 bs noi tre ed ho prelevato, in uno sportello automatico, con la carta di credito, 500 bs per le ultime spese. Dopo siamo andati, nuovamente, all’ufficio dell’America airlines per controllare i voli, e per avere informazioni se si può portare con noi delle foglie di coca, ci hanno riferito che se le trovano a Miami sono problemi, e non si può nemmeno portare il mate di coca. Questi americani sono proprio stronzi. Poi in taxi al quartiere di Caracol, dove vivono i ricchi della città, un posto all’americana con negozi simili ai nostri e fast-food e ville da sogno tutte circondate da muri altissimi e filo spinato. Al ritorno le ultime compere, ho comprato dei maglioni di lana d’Alpaca per 35 bs l’uno, una maglietta stampata, ed un’ananas, grossa come un pallone da rugby. Poi io a riposare ed a preparare i bagagli, mentre Giorgia e Stefania sono andate dalla parrucchiera, e Giulio a fare le ultime compere. A cena al caffè Verona, al ritorno in hotel ci siamo incontrati con Vitaliano che ci ha salutato, e ci ha scritto il suo indirizzo. Poi a letto presto domani ci aspetta una lunghissima giornata. In ogni caso le foglie di coca le portiamo via, ed anche il mate, noi a scanso d’equivoci abbiamo sistemato il tutto nel bagaglio che spediremo.
28-08-01 martedì
Ci siamo svegliati alle 3.30, poi con un taxi, che c’è costato 50 bs, siamo andati all’aeroporto, che si trova ad El Alto, sull’altipiano sopra la città, ad una quota di 4200 mt. Quando siamo arrivati alle 4.30 era ancora chiuso, ma dopo quindici minuti ha aperto, e dopo poco abbiamo potuto fare il ceek-in, dove abbiamo spedito, senza alcun controllo, i bagagli direttamente a Milano, e dove ci hanno dato le carte d’imbarco, anche per il volo da Miami a Londra. Il primo volo, che ci porta a Miami, fa uno scalo a Santa Cruz sempre in Bolivia, ed è già in ritardo di mezz’ora. I controlli personali, anti narcotici, sono ridicoli, anche se Giulio è stato fermato e portato nello stanzino, dove ci ha riferito, che hanno una lista di nomi! Stefania ha speso gli ultimi pesos comprando una maglietta per 60 bs. Siamo partiti alle 7.30 e dopo 35 minuti siamo atterrati a Santa Cruz, dove siamo rimasti fermi per un’ora in aereo. Poi alle 9.20 siamo ripartiti per Miami dove siamo arrivati alle 16.All’arrivo ci hanno sistemato in una sala per le persone in transito, dove per fortuna c’era una sala per fumatori, abbiamo comprato la coca cola per Laura (una lattina 1,25$, una bottiglia da mezzo litro 2$). Il nostro volo per Londra è partito alle 19.45, però quando siamo saliti a bordo, la sorpresa che i nostri posti erano già occupati, percui ci hanno sistemato in quattro sedili centrali molto scomodi.
29-08-01 mercoledì
Questa mattina, dopo otto ore di scomodo volo, siamo arrivati a Londra alle 10 ora locale, siamo molto stanchi, per noi sono le quattro del mattino. Stefania è riuscita ha telefonare sul posto di lavoro ed ora è più rilassata sa dove Lavora quest’anno. Ora dopo aver fatto le carte d’imbarco, siamo qui che aspettiamo di sapere qual è il gate del nostro volo per Milano, poi con gli aerei è finita. Qui in aeroporto per un pacchetto di sigarette, una scheda telefonica e due caffè abbiamo speso 20$ una cifra. Dopo un’attesa snervante, il nostro volo non usciva mai sul monitor, alle 13.45 ci siamo imbarcati, e dopo un’attesa sull’aereo di un’ora e mezzo per problemi al bagagliaio, siamo partiti per Milano Malpensa. All’arrivo, sorpresa, manca un nostro bagaglio (per fortuna quello senza le foglie all’interno), percui abbiamo perso quasi un’ora per la denuncia. Comunque lo hanno subito ritrovato a Londra. A causa di questo contrattempo, all’uscita, dove dovrebbe esserci il controllo doganale, non c’era più nessuno, e quando ho chiesto ad un doganiere che si trovava lì seduto, mi ha risposto in malo modo: di là non vede l’uscita?. Poi in bus fino in stazione (un’ora) dove abbiamo preso un treno per Verona alle 21, e dove siamo arrivati alle 22.30, cosi è terminato questo lunghissimo viaggi di rientro dalla BOLIVIA e dal PERU.
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